Corso di Kintzugi: scopri l’antica arte giapponese

Corso di Kintzugi scopri l’antica arte giapponese di riparare con l’oro le ceramiche rotte: una metafora di vita

Introduzione alla filosofia Wabi-Sabi e al significato del Kintzugi, presentazione dei materiali e delle tecniche, tipologie di ceramiche, rottura della tazza, assemblaggio e incollatura con resine, ricostruzione di parti mancanti, decorazione della tazza con resine e similoro.

La metafora del Kintzugi per la vita: superare le difficoltà e far tesoro della sapienza.
Un oggetto quando è rotto sembra che perda il suo valore, allo stesso modo fatiche, difficoltà, fallimenti, malattie o lutti disorientano le persone. L’oro con cui questa antica arte decora le ferite della ceramica è una splendida metafora: anche le persone possono apprendere la sapienza e l’arte di imparare a mettere in luce la bellezza e la forza che si nascondono nei momenti difficili.
Come l’oggetto acquisisce nuova vita, così la persona può ridare nuovo senso e nuovo entusiasmo a quello che sta vivendo.

Il laboratorio sarà tenuto da Alessandra Doneda counselor, mediatrice familiare e formatrice, che in questo corso coniuga le sue competenze professionali a questa antica arte. Facilitando lo scambio di esperienze tra i partecipanti li aiuterà ad avere un nuovo sguardo più aperto e produttivo sulla propria situazione

I partecipanti durante il laboratorio avranno a disposizione i seguenti materiali: colle, resine e polvere oro, attrezzi, guanti e grembiule per protezione, un oggetto che i partecipanti potranno portare a casa dopo averlo rotto e aggiustato ed inoltre potranno portare da casa anche un altro oggetto su cui esercitare l’arte del Kintzugi.

Il laboratorio prevede un numero limitato di partecipanti, le iscrizione saranno accettate in base all’ordine di prenotazione da effettuare entro il 18 maggio 2021.

Quando: Corso di un giorno,  dalle 10.00 alle 18.00, pausa pranzo 13.00 – 14.00

Quanto costa: 80 euro da versare tramite bonifico bancario intestato ad Alessandra Doneda IT52B0569620600000010218X10

Per iscriversi compilare il modulo: https://forms.gle/xDFBYbbAtJTgJPrA6

Per informazioni: Alessandra Doneda      📞   3494300767              alessandradone@gmail.com

 

Smart Working: cosa succederà dopo la pandemia?

Nell’ultimo anno la pandemia e lo smart working hanno trasformato, forse per sempre, la modalità di lavoro di molte persone. La domanda che spesso sorge è: una volta sconfitto il virus, come si tornerà a lavorare? Cosa succederà dopo la pandemia?

Il periodo post-pandemia sarà un periodo di nuova normalità che avrà alcune caratteristiche del passato pre-covid e altri modelli adottati nella fase di emergenza. In molte aziende lo scoppio della crisi sanitaria ha semplicemente accelerato i processi già in atto.

Alcune aziende, in poco tempo, hanno permesso a migliaia di dipendenti di lavorare da casa. Questo è stato possibile solo attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di mezzi tecnologici. Tuttavia, molte persone ben presto si sono rese conto che, in assenza di adeguate misure preventive, lo smart working poteva eliminare il confine tra vita lavorativa e vita personale.

È stato necessario pensare e creare in casa uno spazio dedicato al lavoro, sfruttare appieno i nuovi strumenti di lavoro, pianificare gli impegni e organizzarsi al meglio per distinguere l’orario lavorativo dal tempo libero.

La modalità di lavoro in smart working è stata molto apprezzata da tanti dipendenti, che vorrebbero poter continuare a lavorare così anche dopo la pandemia. Tuttavia la soluzione preferita non sarebbe lavorare da remoto a tempo pieno, ma una modalità ibrida: il 60% dell’attività verrebbe svolta in ufficio e il restante 40% da casa o da altri luoghi, o viceversa.

Ma cosa succederà dopo la pandemia? Alcune aziende che considerano lo smart working uno strumento di lavoro fondamentale e ormai indispensabile, opteranno per una soluzione ibrida che permetta il giusto bilanciamento tra lavoro da remoto e presenza in ufficio, ma nascerà l’esigenza di altri spazi, perché lo smart working, come è stato evidenziato molte volte, non può coincidere solo con lo home working. Smart working infatti è molto di più, è un nuovo modo d’intendere il lavoro, che a fronte di una maggiore responsabilità nei confronti del proprio lavoro offre molta più flessibilità e libertà nell’organizzazione dello stesso, in termini di orari e luoghi.

Essere in smart non significa stare confinati a casa, ma aprirsi a nuove esperienze e possibilità. Il coworking è una risposta molto interessante a questa esigenza del futuro: una soluzione flessibile che consente di scegliere un posto comodo dal punto di vista logistico, che quindi permette una buona conciliazione fra lavoro e impegni personali, che allo stesso tempo offre la possibilità di socializzazione per assicurare coesione, coinvolgimento e per stimolare i processi di creatività e formazione.

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